Giorgio camminava come tutte la mattine verso il bar, passando sull'aiuola seguendo un percorso che solo lui faceva, per fare prima. Dietro un cespuglio c'era una merda. di cane forse, o forse umana, marroncina chiara, con un'area semitrasparente e oleosa sulla superficie.
Era praticamente un appuntamento, ogni giorno, mentre andava a fare colazione. Lui quasi la salutava, questa merda misteriosamente immune alle piogge e alle intemperie. Sempre fresca, sempre brillante, come appena sfornata. Giorgio si apprestava alla zona dell'incontro pensando "Chissà se lo Sblearb (così la chiamava) è ancora li". E lei, puntualmente, c'era.
Un giorno venne Tamara a trovarlo, la sua ragazza. Un tipetto molto schizzinoso ed organizzato, di quelle che programmano ogni cosa in modo che tutto sia perfetto. Giorgio la invitò: "Andiamo a fare colazione insieme!". Lungo la strada lui imboccò la sua scorciatoia, quasi trascinando per mano Tamara che a disagio per questo percorso non ortodosso protestò come al solito: "Eh certo, devi essere stravagante anche sulla strada da fare per arrivare al bar! Ti sembra normale passare sulle aiuole quando c'è il marciapiede? Guarda, mi si sporcano le scarpe! Quì è tutto infangato! Ci stanno guardando! Penseranno che ci stiamo infrattando! Senti Giorgio, già mi sto pentendo di esserti venuta a trovare, io vorrei un uomo vicino, non un ragazzino che si diverte a fare le scorciatoie a 35 anni!" e via così...
Il sorriso di gioia di Giorgio, entusiasta di colorare una altrimenti grigia giornata di lavoro condividendo la colazione con la sua amata stava diventando lentamente, ma inesorabilmente, una paresi... Lui si sforzava di mantenere viva la allegra fiamma di gioia, ma ogni secondo che passava era come se il peso sul suo cuore divenisse sempre più insostenibile. Sentiva con disappunto il brio mattutino e l'amore per la sua donna trasformasi in disgusto, odio puro. E più sentiva l'odio crescere più la odiava perchè lei non faceva altro che aumentare i motivi per odiarla con ogni parola che diceva. Non riusciva a capacitarsi, il povero Giorgio, di come la mano di una fata ora fosse attaccata a una tale becera dalla cui bocca non uscivano che tonalità stridule e snervanti. Non riusciva a capire come fosse possibile che dentro di lui montasse il desiderio di stringere il pugno destro e incastrarlo con violenza nella laringe di quell'essere nauseabondo che sembrava aver perso ogni barlume di umanità trasformandosi in una grottesca caricatura della peggior protagonista della più squallida soap opera. Erano a metà strada i due piccioncini, lei sempre più imbestialita, lui catturato in un terribile impasse: proprio non riusciva a conciliare il desiderio di vedere la sua bella rilassarsi e godersi la colazione, e dall'altra parte l'impulso omicida, brutale, violento, appetitoso, sanguinolento...
Lei era al culmine dell'esasperazione: cominciò a cercare di divincolarsi dalla mano di Giorgio, ormai insultandolo apertamente aiutandosi con i ricordi di tutti le volte che lui l'aveva messa in imbarazzo, tirando in ballo tutta la famiglia "Tu, sei come tua sorella!, famiglia di disadattati!, sfigati maledetti!, non ce la faccio più!" E a quel punto si piantò con i pugni chiusi in mezzo al prato piangendo, sul volto contorto dalla rabbia scorrevano le lacrime di una bambina mai cresciuta e vergognosamente viziata.
Lui la guardava allibito, cercando di rabbonire l'atmosfera: "Dai Tamara, siamo quasi arrivati, adesso ci beviamo un bel cappuccino caldo! Dai Amore, andiamo!"
Ma dentro di lui avrebbe desiderato che la sua vita fosse un calendario di carta, così che avrebbe potuto con un sapiente taglio di forbici tagliare via il giorno nel quale lei lo aveva ingannato, sembrandogli la più bella e dolce fra le donne, e si era lasciata baciare lasciandolo scivolare nella trappola dove in fondo l'orribile creatura lo attendeva a fauci spalancate...
Con un ultima scarica di insulti lei si strappò dal collo la collana che lui si era svenato per regalarle a Natale e fece dietrofront dicendo che era finita e che non voleva più saperne di lui.
Giorgio era li, cristallizzato, inebetito, incredulo. Cercò qualche colpa dentro di lui che avesse causato questa esplosione nucleare, ma trovò solo la voglia di portare la sua fidanzata a far colazione. Non c'era nessuna colpa, niente di niente. Lui voleva solo stare bene con lei. Ma lei lo aveva svilito, insultato, ridicolizzato, castrato, e adesso se ne stava andando...
Si sentì impotente e vuoto. Lei aveva cominciato ad allontanarsi a passi falcati, braccia rigide ed un espressione che avrebbe meritato un colpo di cannone a bruciapelo sugli incisivi.
Giorgio la guardò con un senso di inutilità, misto a rabbia repressa che sapeva che se l'avesse lasciata andare sarebbe comparso il giorno seguente nella cronaca nera. D'altra parte il pulsare delle vene sulle sue tempie gli annunciavano un imminente emorragia cerebrale. Ma il cielo si aprì, filtrò un raggio di sole e... fu un attimo:
La vide protendere le braccia in avanti cercando di proteggersi durante la caduta, un gridolino breve, e in un istante Tamara era a terra, sull'erba ancora umida di rugiada e un inconfondibile odore. Lo Sblearb era accorso in aiuto dell'unico uomo che si era degnato di salutarlo ogni giorno che Dio mandava. Si, Giorgio lo aveva salutato! Proprio a lui! Una merda sul prato! Giorgio gli aveva conferito umanità, dignità, rispetto! E lui, lo Sblearb... lo aveva ringraziato! Tamara giacieva ricoperta del fragrante abbraccio dello Sblearb incredula ed attonita, la sua furia cristallizzata ed avvolta dal fragrante puzzo di merda rimestata. La bocca aperta, cercò di dire qualcosa, ma uscirono solo suoni strozzati e poi la sacrosanta, celebrativa, liberatoria onda anomala, lo tsunami di vomito le esplose dalla bocca e dal naso imbrattando quel poco dei suoi vestiti che lo Sblearb aveva risparmiato.
Quando Tamara sollevò gli occhi cercando l'aiuto di Giorgio si ritrovò sola, o meglio, in compagnia dello Sblearb che gli stava dando una inestimabile lezione di vita. Ma lei voleva solo Giorgio, Giorgetto suo che l'avrebbe aiutata, consolata, ripulita e confortata.
Giorgio però non c'era. Era al bar a guastarsi cappuccino e cornetto. Un pò triste, un pò sollevato. Tutto sommato sereno.
lunedì 21 gennaio 2008
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